Mi alzo la mattina con poca voglia. Poca voglia perché ho voglia di dormire di più o poca voglia perché non ho proprio voglia di fare nulla oggi. Sempre poca voglia è.

Spesso mi godo la colazione… ma insomma. Alla fine, non c’è novità, è sempre la stessa colazione. Mmmhhhh. Ora dovrei pure sedermi e fare la Mindfulness…. Potevo dormire mezz’ora in più.. io in questo periodo ho proprio bisogno di dormire…è un periodaccio. Questa proprio non è vita. No proprio no. La Mindfulness la faccio pomeriggio. No, guarda. La M. la faccio ora, sennò poi non la faccio più, mi conosco. Che palle. Vabbè dai sediamoci. Allora chiudiamo gli occhi…. Li terrei aperti se fosse per me. Oggi è un casino. Io credo che mi sto complicando un po’ troppo la vita. Ah sì, la Mindfulness…Il corpo, sentiamo il corpo. No prima il respiro. Che corto che è oggi…si vede che sono proprio bloccato. Dove vado con questo respiro. Il corpo non lo sento proprio…Questo non è per me. Io con la Mindfulness non c’entro proprio nulla.

La mia testa proprio non si ferma. Io ho bisogno di qualcosa in movimento. Ecco sì, devo cercarmi qualcosa in movimento. Non è che tutti devono fare meditazione immobili, siamo tutti diversi… Poi il mio terapeuta ha detto che questo della M. è una minchiata inventata dagli americani per guadagnarci sopra, nessuno è mai stato bene con la M. Mmmhhh… ma allora perché lo sto facendo? ormai ho pagato il corso…. Avrei dovuto ascoltarlo. Eppure, dappertutto si dice che sta cosa funziona….Forse è una moda, o forse è il formatore che non è capace… mi sono beccato uno che non sa molto e non mi sa aiutare a capire come funziona…

Effettivamente… se la viviamo in questo modo La Mindfulness non funziona. Ma siamo sinceri: la Mindfulness non è fatta per funzionare.

Quando ci sediamo o sdraiamo e chiudiamo gli occhi, il nostro “sforzo” è quello di abbandonare. Nell’atto di chiudere o socchiudere gli occhi, lasciamo il mondo e tutto quello che rappresenta per noi in quel momento, è un momento di separazione, è un piccolo morire. La nostra prima espirazione da seduti è un buttar fuori tutto. Tutto ma proprio tutto. Il mondo intero, la nostra stessa vita fino a quel punto, la nostra storia, i nostri malanni, i nostri affetti, i nostri sogni, i nostri entusiasmi, le nostre depressioni. È un atto di immenso coraggio e di estrema delicatezza, che richiede una forza interiore straordinaria. Non è un atto solo mentale, non è un mero atto intellettuale. Per questo non è facile abbandonare. C’è qualcosa in più di noi che partecipa, che deve intervenire. Ed è ancora più difficile nei periodi più difficili, dove siamo in preda ad uno stato confusionale in cui le nostre emozioni si accavallano incessantemente al nostro pensare e non siamo più in grado di capire come “controllare” tutto questo… altro che fare Mindfulness.

Quei momenti sono i più importanti della nostra vita. Perché in quei momenti quando pratico la M. chiedo a me stesso di mollare l’osso. Di lasciar perdere tutto ciò a cui mi afferro. Di “arrendermi”. Di entrar dentro, in me stesso, lasciar fuori il resto del mondo intero.

Ma la nostra mente non ci sta. Vuole gestire il tutto e si arrabbia se non riesce a placare sé stessa oppure ci riporta senza che ce ne rendiamo conto in quella situazione di ieri, in quel desiderio atteso o frantumato fatto di immagini, sapori, voci, parole….

Prima o poi però, inevitabilmente, “ritorno qui”. Oh… dov’ero? Non ero qui ad ascoltare il mio corpo ed il mio respiro…È un momento quanto meno irritante. Ed è qui che nuovamente coraggio e delicatezza intervengono. È l’unica forma di intervento che personalmente posso apportare. Non c’è nient’altro che io (mente) possa fare per controllare il processo. Dai Umberto riprovaci, abbandona tutti quei pensieri e ritorna qui ad ascoltare…Ci provo e riprovo, è un lavoro senza sosta, vigile, e se mi perdo ci riprovo. Ci riprovo con il cuore in mano, prostrato ma determinato; chiedo alla mia mente di darmi un secondo di pace, questa preghiera la dico con il corpo che respira, non con una mente pensante. Imploro quell’attimo di silenzio, quell’attimo di libertà. Nei miei tentativi c’è pazienza per la mia impazienza di voler vivere questo o quello, compassione per essere incapace di liberarmi da una catena di pensieri, emozioni, sensazioni fisiche non volute… ma prima ancora c’è umiltà: riconosco la mia impotenza, devo lasciare andare, devo arrendermi a questa mia incapacità. Lasciare che sia.

Questa è Mindfulness. La Mindfulness non è godersi il momento di pace e serenità. Non è riuscire a controllare i propri pensieri sgradevoli e le emozioni che ci fanno male per sentirmi meglio. Mindfulness è un processo di esplorazione del nostro essere alla scoperta di tutto ciò che si rivelerà, in cui la mia principale arma è accogliere. Accogliere i mille colori che appariranno in me e non solo quelli che io vorrei apparissero.

E mentre lo facciamo succede poi, in un determinato momento che nessuno sa quando sarà, di scoprire che c’è il sole anche nei giorni di pioggia e che, curiosamente, non c’è nient’altro da spiegare, niente che non funzioni, nient’altro da riparare. Dura un attimo quello stato. Ma è l’eco di un’altra realtà che ora sappiamo esiste. Ecco. Ora.

In quella situazione, il dolore si riduce oppure in quel momento comprendiamo organicamente che va bene così.

Per questo la Mindfulness non funziona come vorrei che funzionasse. Perché delude le mie aspettative ed esigenze. Rivela la mia pigrizia ed in ultima analisi, mi mostra quanto sia vero (o falso) che io voglio cambiare, voglio vivere diversamente da come ho vissuto fino ad ora. Macché, sono troppo innamorato, troppo identificato con il mio pensare, preferisco perdermi nei meandri del mio pensiero. Mentre la M. è semplicemente vivere il presente così come si presenta, in me, fuori di me. È un addestramento al va bene così. Già tutto funziona come deve funzionare, non c’è un altro modo per funzionare. La Mindfulness, come la vita, non funziona in un altro modo se non così come già funziona. E questo lo “vedo” solo quando la mente si accuccia, si placa.

Poi il mio tempo Mindfulness è finito. Devo andare al lavoro o a fare questo o quello. Mi alzo, e in quel momento sono nuovamente “solo mente”. Funziona, mente, come già sai fare. Sono tutto tuo. Ma il sapore di ciò che è successo resta e mi accompagnerà per un po’. Mi alimenterà. Come una iniezione di buon umore. Speranza. Voglia di vivere. Durerà quel che durerà, fino a quando sentirò nuovamente il bisogno di provare a riviverlo.